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Dostoevskij Frasi: 309 aforismi e immagini delle maggiori opere dell’autore

Dostoevskij è stato uno dei più importanti scrittori russi, autore di romanzi celebri in tutto il mondo. Scopriamo le frasi di Dostoevskij tratte dai suoi libri e le immagini.

Dostoevskij frasi

Vissuto nel 1800, Dostoevskij si può considerare non solo uno scrittore, ma anche un filosofo. Proprio per tale motivo, le frasi di Dostoevskij sono ancora ricercate adesso, perché ricche di significato e attuali. La vita dell’autore non fu sicuramente facile e questo turbamento e drammaticità si scorge perennemente nei suoi capolavori. Ecco a voi di Dostoevskij, frasi celebri e aforismi da condividere.

Aforismi di Dostoevskij

“L’idiota”, “Le notti bianche”, “I fratelli Karamazov”, “Delitto e Castigo”, sono tantissimi i libri scritti da Dostoevskij diventati famosi e considerati grandi classici della letteratura russa. Qui di seguito sono proposte le frasi di Dostoevskij tratte dai suoi romanzi più conosciuti.

Dove mai ho letto che un condannato a morte, un’ora prima di morire, diceva o pensava che, se gli fosse toccato vivere in qualche luogo altissimo, su uno scoglio, e su uno spiazzo così stretto da poterci posare soltanto i due piedi – avendo intorno a sé dei precipizi, l’oceano, la tenebra eterna, un’eterna solitudine e una eterna tempesta – e rimanersene così, in un metro quadrato di spazio, tutta la vita, un migliaio d’anni, l’eternità, anche allora avrebbe preferito vivere che morir subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque modo, ma vivere!… Quale verità! Dio, che verità! È un vigliacco l’uomo!… Ed è un vigliacco chi per questo lo chiama vigliacco.

Li aveva risuscitati l’amore, il cuore dell’uno racchiudeva infinite fonti di vita per l’altro. Si prefissero di aspettare e di aver pazienza. Restavan loro ancora sette anni di attesa; e nel frattempo quanto intollerabile dolore e quanta felicità sconfinata! Ma egli era risuscitato, e lo sapeva, lo sentiva pienamente con tutto il suo essere rinnovato, e lei, lei non viveva che della vita di lui!

Ciascuno di fronte a tutti è per tutti e di tutto colpevole. E non solo a causa della colpa comune, ma ciascuno, individualmente.

Un uomo evoluto in senso moderno, vedete, preferirà il carcere, piuttosto che vivere con degli stranieri come sono i nostri contadini.

La paura dell’estetica è il primo indizio dell’impotenza.

All’inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come indeciso, si diresse verso il ponte K.

La povertà non è un vizio, questa è una verità.

A dispetto del recente e momentaneo desiderio di una qualsiasi forma di contatto con gli altri uomini, alla prima parola rivolta direttamente a lui all’improvviso avvertì il solito, spiacevole e irascibile, sentimento di repulsione nei confronti di qualsiasi individuo estraneo che lo sfiorasse o che anche solo tentasse di farlo.

Questo Essere c’è, e può perdonare tutto e tutti e per conto di tutti perché Lui stesso ha dato il suo sangue innocente per tutti e per tutto.

Era rimasto un tipo un poco brillo, un piccolo borghese, seduto davanti a una birra, e un suo compagno, grosso, enorme, con addosso una sibirka e con la barba canuta, molto sbronzo, che dormiva sulla panca e che di tanto in tanto, all’improvviso, come nel dormiveglia, cominciava a schioccare le dita, allargava le braccia, e sussultava con la parte superiore del tronco, senza sollevarsi dalla panca, e al tempo stesso cantilenava una qualche scempiaggine, sforzandosi di rammentarne le parole, del tipo: Un anno intero la moglie ho accarezzato, un an-no intero la mo-glie ho accarez-zato.

Si tratta di una specie di teoria, secondo la quale io ritengo, per esempio, che un delitto sia lecito, se lo scopo essenziale è buono. Una sola cattiveria e cento buone azioni!

Ma, più d’ogni altra cosa, amava e aveva in pregio il suo denaro, guadagnato col lavoro, e anche con altri mezzi, poiché il denaro lo innalzava al livello di tutto ciò che era superiore a lui.

Tutto è nelle mani dell’uomo.

Il criminale, nel momento in cui compie il delitto, è sempre un malato.

Il fatto è che non ama nessuno; e forse non amerà mai nessuno.

Non capisco per quali ragioni è origine di tanta gloria il fatto di aver sottoposto al bombardamento una città assediata e non quello d’aver dato la morte a qualcuno con dei colpi d’ascia.

Con la sola logica non si può scavalcare d’un salto la natura! La logica prevede tre casi, mentre ce n’è un milione!

Il vero dominatore, al quale tutto è permesso, saccheggia Tolone, compie il macello di Parigi, dimentica un’armata in Egitto, spreca mezzo milione di uomini nella campagna di Mosca e se la cava con un gioco di parole a Vilna; e a lui, dopo morte, innalzano statue, e quindi tutto gli è permesso. No, uomini siffatti, si vede, non sono di carne, ma di bronzo!

Non per aiutare mia madre ho ucciso, sciocchezze! Non ho ucciso per farmi, acquistata ricchezza e potenza, il benefattore dell’umanità. Sciocchezze! Ho ucciso semplicemente; per me stesso ho ucciso, per me solo.

Era un membro di quella innumerevole e svariata legione di menti piatte, di aborti informi, di stravaganti, che non hanno completato nessuna specie di studi, che s’affrettano ad accodarsi all’idea più di moda, per involgarirla, per farne immediatamente la caricatura di tutti gli ideali a cui essi si son talvolta dedicati con sincerissimo slancio.

Ero una creatura tremante o avevo il diritto?

Se Dio non esiste, tutto è permesso.

Se l’ammazzassimo e ci prendessimo e suoi soldi, per dedicarci poi con questi mezzi al servizio di tutta l’umanità e della causa comune, non credi che un solo piccolo delitto sarebbe cancellato da migliaia di opere buone? Per una vita, migliaia di vite salvate dallo sfacelo e dalla depravazione. Una morte sola, e cento vite in cambio: ma questa è aritmetica! E poi, che cosa conta sulla bilancia generale la vita di quella vecchiaccia tisica, stupida e cattiva? Non più della vita di un pidocchio, di uno scarafaggio; anzi, vale meno, perché quella vecchia è dannosa. Distrugge la vita altrui.

Come è possibile che una simile vergogna, una simile degradazione possa mescolarsi ad altri sentimenti, assolutamente diversi, degni di una santa, racchiusi nel tuo cuore?

Tutti noi, e molto spesso, siamo quasi uguali ai matti, ma c’è una piccola differenza: i “malati” sono un po’ più matti di noi, perciò qui bisogna tracciare una linea di confine. Ma di persone perfettamente equilibrate, in verità, non ce n’è quasi nessuna; su varie decine e forse anche su molte centinaia di migliaia se ne trova una, e, per di più, questi esemplari non provano gran che.

Hanno pianto un poco, poi si sono abituati. A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo!

Incontriamo a volte persone che non conosciamo affatto, ma che destano in noi subito, fin dal primo sguardo e, per così dire, di colpo, un grande interessamento, sebbene non si sia scambiata ancora una sola parola.

La sofferenza e il dolore sono sempre doverosi per una coscienza vasta e per un cuore profondo.

A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.

Appena vi viene un doloruccio, ve lo covate come fa la gallina coll’uovo! Perfino in questo plagiate gli autori stranieri. Non c’è in voi nemmeno un briciolo di vita indipendente! Siete fatti di spermaceti e invece di sangue avete del latte annacquato! Io non credo a nessuno di voi! Il vostro primo pensiero, in tutte le circostanze, è quello di rassomigliare il meno possibile ad un uomo.

Dio mio, perdona e benedici nostra sorella Sonja, e poi ancora: “Dio mio, perdona e benedici l’altro nostro papà”, perché il nostro vecchio papà ormai è morto, e questo qui per noi è un altro papà, e noi preghiamo anche per quello.

Esiste la vita! Forse che or ora non ho vissuto? La mia vita non è ancora morta insieme con quella vecchia decrepita!

Tutto il mistero della vita trova posto in due fogli stampati!

La vecchia sarà stata un errore, ma non è di lei che si tratta! La vecchia è stata soltanto una malattia… io volevo al piú presto scavalcare l’ostacolo… io non ho ucciso una persona, io, io ho ucciso un principio! Il principio, sí, l’ho ucciso, ma quanto a scavalcare, non ho scavalcato, son rimasto da questa parte… soltanto uccidere ho saputo. E anche quello non l’ho saputo fare, si vede.

Non voglio con questo dire che alle donne piaccia trovarsi in certe situazioni, nelle quali è molto, molto piacevole essere umiliate, nonostante l’apparente indignazione. Ci vanno a finir tutte in situazioni simili; l’uomo in genere arriva persino ad amare molto d’essere umiliato, l’avete notato? Ma per le donne la cosa è particolare… Si può dire che campino solo per questo!

Io non credo nella vita futura.

Non vuole confessare che il suo destino è di fare del bene!

Il potere si dà unicamente a colui il quale osa chinarsi a raccoglierlo.

La libertà illimitata e arbitraria si autonega; o non sopporta se stessa, consegnandosi alla legge, oppure si dissolve in uno stato di noia e di indifferenza autodistruttiva, culminando nel suicidio.

Eccoli gli uomini: vanno avanti e indietro per la strada: ognuno è un mascalzone e un delinquente per natura, un idiota. Ma se sapessero che io sono un omicida e ora cercassi di evitare la prigione, si infiammerebbero tutti di nobile sdegno.

Noi ci rappresentiamo sempre l’eternità come un’idea che non possiamo comprendere, come una cosa immensa, immensa. Ma perché dovrebbe essere immensa? E se lassù non ci fosse altro che una stanzetta, simile ad una rustica stanza da bagno affumicata, e in tutti gli angoli ci fossero tanti ragni? Se l’eternità non fosse altro che questo?

Mentire alla propria maniera è quasi meglio che dire una verità che appartiene ad altri; nel primo caso, tu sei una persona, ma nel secondo sei solo un pappagallo!

C’entrava anche una sua teoria personale, una teoria così e così, secondo la quale gli uomini si dividono in mate­riale grezzo e individui speciali, cioè individui per i quali, data la loro posizione elevata, la legge non vale; anzi, sono loro che fanno le leggi per gli altri uomini, per il materiale, per la spazzatura.

Raskòl’nikov: Ma dopotutto ho ucciso solo un pidocchio, Sonja, solo un inutile, ripugnante, nocivo pidocchio! Sonja: Ma come può una creatura umana essere un pidocchio!

Lo so, che vi manca la fede, ma non state a sottilizzare scaltramente; abbandonatevi alla vita senz’altro, senza ragionare; non abbiate timore: vi porterà direttamente sulla riva e vi rimetterà in piedi. Su quale riva? Che ne so io? Io credo soltanto che abbiate ancora molto da vivere.

Dostoevskij Frasi celebri

Per agire intelligentemente non basta l’intelligenza.

La padrona dell’appartamento, invece, dalla quale egli aveva preso in affitto quello stambugio, vitto e servizi compresi, viveva al piano inferiore, in un appartamento separato, e ogni volta che egli scendeva in strada gli toccava immancabilmente di passare accanto alla cucina della padrona, che quasi sempre teneva la porta spalancata sulle scale. E ogni volta, passandole accanto, il giovane provava una sensazione dolorosa e vile, della quale si vergognava e che lo portava a storcere il viso in una smorfia. Doveva dei soldi alla padrona, e temeva d’incontrarla.

La cosa è chiara: per se stessa, per il proprio benessere, e anche per salvarsi dalla morte, non si venderebbe, ma per un altro ecco che si vende!

Sia pure rovinata la nostra vita! Purché quelle creature da noi tanto amate siano felici!

Gli uomini veramente grandi mi pare che debbano provare in questo mondo una gran tristezza.

Uomo, uomo, non si può vivere del tutto senza pietà.

Tu sai che mia madre non possiede quasi nulla. Mia sorella, per caso, ha avuto un’educazione accurata e il suo deatino la condanna a fare l’istitutrice. Tutte le loro speranze erano poste su di me. Io ho studiato, ma non potendo mantenermi all’università, ad un certo punto sono stato costretto a interrompere i miei studi, avrei potuto sperare di diventare un insegnante o un impiegato con mille rubli di stipendio.C’è gusto a passare per tutta la vita davanti alle cose più belle, dovervi rinunciare, trascurare la madre, tollerare rispettosamente, per esempio, il disonore di una sorella? E perché? Forse solamente per fondare, dopo aver sotterrato quelle due, una nuova famiglia, per prendere moglie e mettere al mondo dei figli, e lasciare poi anche loro senza denari, senza un boccone di pane?

Ogni delinquente va soggetto, nel momento del delitto, a una specie di prostrazione della volontà e della ragione, alle quali subentra invece una puerile, fenomenale leggerezza, e ciò proprio nel momento in cui più dispensabili sono il ragionamento e la prudenza.

La miseria, egregio signore, la miseria è un vizio. In povertà riuscite ancora a conservare la nobiltà di sentimenti in voi innati, ma in miseria invece mai nessuno ci riesce. Quando si è in miseria gli altri non prendono nemmeno il bastone per scacciarvi, ma con la scopa vi spazzan via dalla compagine umana, perché l’offesa risulti ancor più oltraggiosa: e a ragione, in quanto nella miseria io per primo son pronto a oltraggiarmi.